

12) Cicerone. Sapienza e giustizia.
    Cicerone si dichiara convinto che l'impegno sociale e politico
sia preferibile alla ricerca individuale della sapienza e quindi
alla filosofia, almeno come essa era intesa dai Greci dell'et
ellenistica. La tradizione romana  superiore a quella greca

De officiis, I, 153-155 (vedi manuale pagina 194).

1   Si stabilisce pertanto che sono pi consentanee a natura
quelle azioni doverose determinate dal sentimento sociale di
quelle derivanti dalla sapienza, il che si pu confermare con
questo argomento: se toccasse in sorte ad un sapiente tal genere
di vita che, in mezzo all'abbondanza di ogni cosa, [sebbene] egli
potesse meditare e contemplare tra s e s in massima tranquillit
tutti quei problemi che sono degni d'indagine; se per anche tanta
fosse la sua solitudine da non poter vedere ombra d'uomo: egli
allora si potrebbe uccidere. Quella sapienza [sapientia] che 
regina di tutte le virt, e chiamata dai Greci sopha - con il
termine di prudenza [prudentia], che i Greci chiamano phrnesis
intendiamo un'altra qualit, consistente nella scienza [scientia]
del desiderare o fuggire determinati oggetti -, quella sapienza,
dico, che ho chiamato la prima virt,  la scienza delle cose
umane e divine, la quale abbraccia le relazioni e la stessa
reciproca societ degli di e degli uomini; e se essa , come lo 
sicuramente, la massima virt, il dovere [officium] pi grande 
quello che deriva da questi rapporti stessi. Infatti la conoscenza
e la contemplazione dell'universo sarebbe in certo senso
manchevole ed embrionale, se non vi tenesse dietro alcuna
attivit. Siffatta attivit si manifesta soprattutto nella tutela
dei vantaggi propri dell'uomo, e pertanto interessa la societ del
genere umano; e quindi  da preporre alla sapienza [cognitio].
2   Ogni uomo per bene [optimus] pensa cos e lo dimostra con i
fatti. Chi infatti  tanto infervorato nella contemplazione e
nella conoscenza della natura, non abbandonerebbe tutto questo,
nel caso gli venisse annunziato all'improvviso, mentre si occupa e
contempla oggetti degnissimi di conoscenza, un qualche pericolo o
rischio della sua patria, alla quale egli sarebbe in grado di
sovvenire e portare aiuto? Non butterebbe via tutto, anche se
pensasse di essere in grado di contare le stelle o misurare la
grandezza del mondo? Ed il medesimo egli farebbe nell'occorrenza o
nel pericolo del padre, di un amico. Da ci si capisce come allo
studio ed al dovere della conoscenza [scientia] vada anteposto il
dovere della giustizia, che interessa la stessa utilit umana,
della quale nulla vi pu essere di pi caro per un uomo. [...].

(Cicerone, Opere politiche e filosofiche, UTET, Torino, 1953,
volume I, pagine 408-409).

